Pulizie di primavera

Zaino

Per mancanza di tempo, di voglia e di predisposizione genetica, la mamma delle puzzole ha abbracciato la scelta di confinare le famigerate ‘pulizie di primavera’ in una zona della casa, a turno.

L’anno scorso è toccato agli scaffali della libreria, quello prima al mobiletto del bagno, quello prima ancora al cassetto della biancheria. Memore della faticaccia che ha riportato alla luce reperti di gioventù che avrebbero fatto meglio a restare tumulati nel dimenticatoio, tipo mutande di quattordici taglie fa, quaderni di poesie sceme e creme costosissime scadute nel secolo scorso, quest’anno ha ridotto le aspettative e si è focalizzata sugli zaini delle puzzole. Pensando di mettersi a posto la coscienza in un’oretta scarsa.

Povera illusa.

Il primo quarto d’ora lo ha passato a tirare fuori i libri, iniziando a capire la ragione per cui la sagoma sottile della principessa Elsa in primo piano sulla tasca frontale s’era trasformata in quella della balenottera azzurra. La cerniera della Puzzola 1 faticava a completare il giro, quella della Puzzola 2 aveva disertato e, al suo posto, c’era una spilla da balia.

“Puzzola 2, che è successo alla chiusura lampo del tuo zaino?”

Puzzola 2 arriva di corsa che se c’è una cosa che non sopporta è che le sue proprietà siano danneggiate. È già pronta a gettarsi sul pavimento, preda dello sconforto e della mala sorte, quando si accorge dell’ancora di salvezza.

“Ma non è il mio. È di puzzola 1” sospira, ebbra di gioia.

Puzzola 1 getta un occhio da sopra la spalla.

“Era rotta. L’ho aggiustata” e fine.

La riparazione della cerniera va ad allungare la lista di appunti mentali della mamma delle puzzole, piazzandosi nella zona rossa delle urgenze, dopo l’acquisto della carta igienica (che troneggia in pole position da una settimana) ma prima del pagamento del condominio, che tanto è già in ritardo.

Accatastati i libri in installazione post-moderna, la mamma delle puzzole ha passato in rassegna i quaderni, rinunciando immediatamente a dargli una parvenza di ordine che tanto, tutti ammucchiati lì dentro come i pendolari nella metro a inizio settimana, non hanno speranza di riassumere le forme originarie. E in fondo, non si può dire che le puzzole non studino: tutte quelle pagine cancellate e riscritte e cancellate ancora e riscritte, quelle orecchie pachidermiche, le copertine lise, le etichette sbiadite cos’altro possono indicare se non uno studio continuo e prolungato? E per cercare sostegno alla sua teoria commette il grave errore di aprirli.

Quello di matematica esplode alla prima sfogliata, vomitando fuori una quantità di schede pari al disboscamento di mezza pineta di Ostia. I segni massonici impressi sopra corrispondono a formule matematiche di difficile interpretazione, vuoi per l’asinaggine della mamma in questione, vuoi perché l’inchiostro vira al lilla annacquato. Si passa dalla suddivisione in decine e unità, passando per la proprietà distributiva della moltiplicazione rispetto all’addizione per arrivare al diagramma di flusso, dove la mamma delle puzzole si arena e benedice il povero nonno che si immola tutti i giorni con i compiti pomeridiani. Per confortarsi con qualcosa che ancora crede di capire, apre con trepidazione il quaderno d’italiano, già pronta ad arginare la causa del disboscamento dell’altra mezza pineta. Controlla per due volte l’etichetta.

C’è scritto proprio italiano, sì.

Eppure sembra una versione diversa di matematica. Ci sono frasi spezzettate in schemi, frecce, blocchi grammaticali, regole e caselle di analisi logica. Connessioni, conseguenze, eccezioni. Pagine di verbi da coniugare, preposizioni da imparare a memoria, articoli, avverbi, pronomi in una mescolanza babelica di informazioni. E andrebbe pure bene, chi dice di no. L’italiano è una lingua complessa, hai voglia a studiare…

Ma, i temi? I pensierini? Le ricerche?

Quando cominceranno a scrivere questi ragazzini, a dare forma ai loro pensieri, alla loro fantasia? La mamma delle puzzole smette subito di cercare la risposta nella moltitudine di fogli che simulano gli invalsi, una sfilza di croci che nemmeno un cimitero. Finge di non vedere una scheda dove, come voto, c’è una faccina sorridente, altrimenti dovrebbe passare i prossimi settecento anni a pulire il karma per quello che ha pensato della maestra.

Si apre perciò, con umore battagliero, la terza fase di pulizia: via i libri, via i quaderni, restano “solo” le tasche laterali. La mamma delle puzzole è certa di concludere il lavoro in poco tempo.

Almeno finché non infila la mano nella PRIMA tasca e si sente come Schliemann quando scopre la città di Troia, ma con molta meno soddisfazione. Stratificate dal tempo ci sono tracce che risalgono al principio dell’anno scolastico, qualcuna addirittura all’anno precedente quando andava di moda la colla glitter e le puzzole ne possedevano ben quattro esemplari, di cui uno andato misteriosamente perduto e fonte, perciò, di terribili accuse e promesse di omicidio.

Ovviamente era nello zaino della puzzola 2 che soffre di sindrome imitatoria della puzzola 1 che a sua volta soffre di sindrome da accumulo seriale. Per cui l’accumulo è doppio, solo che la puzzola 2, oltre a conservare tutto perché non sia mai che la sorella si trovi in possesso di qualcosa che lei ha gettato via, si dimentica pure le cose. Ciò ha consentito dunque la riesumazione dal suo zaino del panino della settimana precedente, di numero 7 tappi di replay blu e numero 3 rossi, di un confetto molliccio, di due caramelle rinsecchite, di venti euro finti per giocare alla cassiera, di un pennarello scolorito, di un pacchetto di fazzoletti svuotato e riempito di mine di matita, dell’anima di un rotolo di carta igienica, di un biglietto con su scritto Maria Sofia ti odio, del burro di cacao finito, delle salviettine alla camomilla per pulire la tavoletta del water che a scuola fa schifo, della penna multicolor di Winnie The Pooh, di un gomitolo di lana per fare i pon pon, di una manciata di ghiande raccattate per strada e di un biglietto con su scritto Maria Sofia forse ti perdono.

Nello zaino della sorella le stesse identiche cose, tranne il cibo perché puzzola 2 in ambito mangereccio non rimanda a domani quello che può mangiare immediatamente.

Ci vogliono ben due ore per pulire e sistemare e – soprattutto – per decidere cosa buttare senza scatenare drammi.

Il che comunque è vana speranza e la mamma delle puzzole lo sa già, ancora prima che le due si manifestino il giorno dopo in assetto di guerra perché all’appello mancano ben tre ghiande.